Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): riconoscerlo e comprenderlo
- Simone Vanzetto
- 9 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Che cos’è il DOC
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è caratterizzato dalla presenza di ossessioni, compulsioni o entrambe. Si tratta di una condizione clinica che coinvolge processi cognitivi, emotivi e comportamentali. Le persone con DOC non scelgono volontariamente i loro pensieri o i loro rituali: al contrario, li vivono come indesiderati, intrusivi e spesso in aperto conflitto con i propri valori. Questo causa un importante livello di stress e compromette il funzionamento quotidiano.
Ossessioni: quando i pensieri diventano intrusivi
Le ossessioni sono pensieri, immagini mentali o impulsi che si presentano in modo ripetitivo e incontrollabile. La persona li riconosce come irrazionali o eccessivi, ma non riesce a ignorarli.
I contenuti più comuni includono:
paura di contaminazione o malattie;
dubbi eccessivi su errori o responsabilità (“avrò lasciato il gas acceso?”);
pensieri aggressivi o violenti, che la persona non vuole né approva;
immagini o impulsi sessuali indesiderati;
bisogno di ordine, simmetria o perfezione assoluta.
Questi pensieri generano ansia, senso di colpa o disagio intenso.
Compulsioni: i rituali che servono a ridurre l’ansia
Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi o azioni mentali messi in atto per ridurre l’ansia provocata dalle ossessioni o per prevenire un evento temuto. Sono veri e propri “riti” che la persona sente di dover eseguire, anche se sa che non sono realmente utili.
Esempi comuni di compulsioni:
lavaggi ripetuti di mani e oggetti;
controlli continui (porte, fornelli, documenti, luci);
riordinare o disporre gli oggetti in modo “perfetto”;
ripetere frasi, preghiere o numeri mentalmente;
evitare situazioni, luoghi o persone che attivano le ossessioni.
Nel tempo, questi rituali diventano sempre più lunghi e frequenti, interferendo con la vita personale, lavorativa e sociale.
Perché si sviluppa il DOC
Le cause del DOC sono multifattoriali. Le ricerche suggeriscono un coinvolgimento di:
alterazioni neurobiologiche, in particolare nei circuiti cerebrali che regolano controllo, decisione e valutazione del rischio;
disfunzioni dei neurotrasmettitori, soprattutto serotonina e glutammato;
fattori genetici, che aumentano la vulnerabilità personale;
esperienze di vita stressanti o eventi traumatici, che possono attivare o amplificare i sintomi.
Il disturbo non è colpa della persona e non deriva da scarsa volontà: è una condizione clinica con basi biologiche e psicologiche ben documentate.
Come si fa la diagnosi
La diagnosi viene effettuata da psicologi e psichiatri attraverso un colloquio clinico, l’analisi dei sintomi e l’esclusione di altre condizioni mediche o psichiatriche. È fondamentale distinguere i sintomi del DOC da comportamenti ripetitivi normali (come controllare una volta se la porta è chiusa) o da tratti di personalità perfezionistici non clinici.
Trattamento del DOC: psicoterapia, psichiatria e ruolo dei farmaci
Il trattamento più efficace per il DOC è integrato, combinando l’intervento farmacologico con la psicoterapia.
Psicoterapia
L’approccio con maggiore evidenza scientifica è la Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) con protocollo ERP (Esposizione con Prevenzione della Risposta).
Questa terapia aiuta la persona a:
esporsi gradualmente alle situazioni o ai pensieri che generano ansia;
evitare di mettere in atto i rituali compulsivi;
modificare le credenze disfunzionali che alimentano il disturbo;
recuperare la propria autonomia e ridurre l’impatto del DOC sulla vita quotidiana.
L’ERP è considerata il “gold standard” perché produce miglioramenti stabili nel tempo.
Intervento psichiatrico e importanza dei farmaci
Lo psichiatra svolge un ruolo fondamentale, soprattutto nei casi moderati e gravi. I farmaci più utilizzati nel DOC sono gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) a dosaggi più alti rispetto a quelli impiegati nella depressione.
Questi farmaci agiscono su specifici circuiti cerebrali alterati nel DOC, riducendo la frequenza e l’intensità delle ossessioni e delle compulsioni. In alcuni casi, se la risposta non è sufficiente, possono essere aggiunti altri farmaci in add-on come antipsicotici a basso dosaggio.
Farmaci e psicoterapia lavorano in sinergia. I farmaci riducono l’iperattività dei circuiti cerebrali, la psicoterapia aiuta la persona a modificare abitudini e meccanismi mentali che
mantengono il disturbo.




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